Partito di Alternativa Comunista

Cinque (gigantesche) differenze

A proposito di Ferrando e del Corriere della Sera

di Franco Crisecci

Sul Corriere della Sera (Magazine del 18 maggio) Gian Antonio Stella dedica un articolo a noi di PC Rol e al gruppo di Ferrando (Partito del Lavoro o qualcosa del genere) e ironicamente ci sfida a fare un vecchio gioco della Settimana Enigmistica: trovare cinque differenze tra le due parti in cui si è scissa qualche mese fa l'Associazione Progetto Comunista. Secondo il giornalista, infatti, dichiarandoci sia noi che Ferrando oppositori del governo Prodi e volendo entrambi costruire un nuovo partito comunista, non abbiamo differenze visibili a una prima occhiata.
Accettiamo la sfida semi-seria di Stella e, senza bisogno di "aguzzare la vista", proviamo a elencare cinque differenze tra Progetto Comunista - Rol e il gruppo di Ferrando.

 

1) L'uso dell'aritmetica
Noi sappiamo di contare, ma sappiamo anche contare.
Siamo consapevoli che la costituente di un nuovo partito comunista, che stiamo promuovendo come PC Rol, ha uno spazio storico (definito dalla crisi della socialdemocrazia e da quella, antecedente, dello stalinismo); politico (definito dalla deriva vergognosa del gruppo dirigente bertinottiano e dalla capitolazione a esso delle minoranze interne al Prc); sociale (definito dalla lotta di classe che si svilupperà in risposta all'attacco anti-operaio di Prodi che si va palesando); soggettivo (definito dal nucleo consistente di quadri militanti che stanno avviando questa impresa). Tuttavia siamo anche consapevoli delle nostre dimensioni attuali.
Ferrando invece (ecco la prima differenza) sa aggirare le leggi dell'aritmetica. Da mesi informa la stampa di avere dietro di sé "il 41% di Rifondazione" (cioè la somma di tutte le vecchie minoranze congressuali). Solo qualche giornalista si è informato sulle percentuali che Ferrando rappresentava in Rifondazione (dopo il nostro abbandono, un po' meno del 2% -duepercento); altri prendono per buoni i numeri di Ferrando. Il quale, a dire il vero, non è nuovo ai tentativi di adeguare le cifre alle sue aspettative. Anche nell'ultimo congresso della vecchia Associazione Progetto Comunista (prima dell'abbandono nostro), aiutato dall'astuto Grisolia, tentò di guadagnare nel campo dei numeri quell'egemonia che aveva perso nel campo politico. Avendo contro i 2/3 del gruppo dirigente e la quasi totalità dei giovani, pensò bene di accreditare al voto anche delegati di collettivi mai costituiti, di conteggiare il voto degli assenti, e infine (non tornando comunque le somme) di sottrarre voti al nostro documento e di aggiungerne un po' al proprio.

2) I livelli di modestia
In una recente assemblea svoltasi a Milano, di presentazione del processo costituente che abbiamo iniziato, dopo il consueto intervento di denuncia della compagna australiana del gruppo Spartaco, che ci ha ricordato (come fa da anni) che siamo tutti "frontepopulisti" e peccatori, è intervenuto con gli stessi toni di vibrata denuncia anche il principale dirigente ferrandiano milanese (ruolo che alterna a quello di unico militante milanese del suo gruppo). Questo dirigente si è subito messo a parlare di Ferrando (il tema era la costruzione dell'opposizione a Prodi ma per questi compagni, come si sa, tutto rimanda a Ferrando, che era in principio, al posto del Verbo). Ne ha elencato capacità e saggezza e meriti fino a spingersi a parlare della "grande modestia" del suo leader. A quel punto, si è liberata nell'aria una risata sonora a cui si è unito tutto il pubblico, così, spontaneamente. Forse a qualcuno sono venuti in mente i volantini con la foto di Ferrando e gli slogan col suo nome che i militanti ferrandiani portano ai cortei; o forse quell'indirizzo personalizzato sui volantini (marcoferrando chiocciola qualcosa).
E' la grande e ineguagliabile modestia di una figura storica come Ferrando che costituisce la seconda differenza con Pc Rol.

3) Il tasso di settarismo
PC Rol è un'organizzazione settaria. Pensa ad esempio che le porte del partito vadano tenute chiuse a chi si accoda alle burocrazie sindacali in Cgil; non trova conciliabile lo stare dentro al Prc e il promuovere la scissione dal Prc; non accetta al suo interno dirigenti che vogliono sostenere le giunte borghesi (anche se giurano di farlo per "sporcarsi le mani coi problemi veri").
Ferrando invece non è settario. Ecco la terza differenza. E grazie a questa sua generosa apertura ha cercato di aggregare nella vecchia Associazione -e oggi nel suo nuovo gruppo- tutto e il contrario di tutto. Dagli entusiastici sostenitori delle primarie a chi le definiva l'anticamera dello scioglimento governista di Rifondazione. Dagli assessori agli oppositori alle giunte borghesi. Dai militanti interni alle lotte agli aspiranti burocrati interni alle segreterie. Anche adesso, nel momento in cui proclama solennemente la scissione da Rifondazione, Ferrando non ritiene discriminante per chi aderisce alla scissione... fare la scissione. E dunque chiama all'uscita dal Prc ma ammette "eccezioni" per quei compagni che proprio non se la sentono. Si potrà dunque aderire contemporaneamente al partito di governo (il Prc) e al partito di lotta (il Partito di Ferrando). Due tessere al prezzo di una (sì, perché quella del partito di Ferrando -per non creare barriere settarie alle iscrizioni- non prevede nessuna quota).
Succede, ahinoi, che diversi dirigenti e collettivi del suo gruppo, incapaci di usare le sottili armi della dialettica del leader e spinti invece verso l'antiquata logica del "terzo escluso", decidano che per stare in Rifondazione devono rompere con Ferrando che rompe con Rifondazione. E dopo pochi giorni dall'invito di Ferrando ai suoi a fare la scissione dal Prc, gli rispondano facendo scissioni da Ferrando: così in Abruzzo e poi in Puglia (il coordinatore regionale); e così in Liguria dove la maggioranza dei ferrandiani preferisce fare la scissione da Ferrando per restare saldamente nel Prc. A guidarli è Marco Veruggio (coordinatore regionale ferrandiano nonché direttore del giornale di Ferrando e suo delfino) che fa appello ai ferrandiani a non uscire e a restare piuttosto (guarda un po') dove ci sono... le contraddizioni.

4) Il rapporto con la stampa
PC Rol sottovaluta la proiezione sulla stampa e sulle Tv. Questo nostro difetto ci porta a credere che sia necessario costruire un partito di militanti (con diritti e doveri distinti da quelli dei simpatizzanti); con un lavoro collettivo dei gruppi dirigenti che non delegano a un'unica mente illuminata l'elaborazione; di militanti radicati nelle lotte politiche e sindacali; strutturato in collettivi locali attivi politicamente; con un giornale che esce realmente e regolarmente; con un sito, una newsletter, ecc.
Invece -ecco la quarta differenza- il gruppo di Ferrando vede nella ricerca spasmodica di qualche riga sulla stampa il fulcro della costruzione del partito. Di qui Ferrando che querela Fassino (che gli attribuisce ingiustamente una difesa dell'azione di guerra della resistenza irakena a Nassyria); di qui dibattiti di Ferrando da Funari; di qui le assemblee di Ferrando in piazza a Roma con Rotondi e con la Lega. Di qui anche (potrebbe aggiungere qualcuno maliziosamente) certe interviste intempestive al Giornale o al Corriere che fanno saltare una candidatura al senato...
Mentre PC Rol perde tempo con la paziente costruzione di un partito, Ferrando ha trovato una scorciatoia. Non la costruzione di un partito intorno a un giornale di partito (l'"organizzatore collettivo" di leniniana memoria), piuttosto un gruppo attorno a un giornale qualsiasi -purché conceda un'intervista al Capo. E' il partito leggero, l'organizzazione lassa intorno a un leader. Basata sul federalismo di gruppi e individualità, ognuno possibilmente con una posizione diversa su tutte le questioni fondamentali; priva di organismi dirigenti; in cui il collante sia costituito solo da un Capo (o, volendo includere l'aspirante erudito Grisolia, da due) attorniato da ammiratori o fans.
Succede così che Ferrando teorizzi esplicitamente -nei testi di avvio del suo nuovo "partito"- il superamento ("per una fase", certamente) della distinzione tra adesione militante e simpatizzante. Qualcuno, maliziosamente, ha notato che non è un'idea nuovissima e che già Martov e i menscevichi (e, in sedicesimo, Bertinotti) avevano già sperimentato parecchio in materia di partito leggero...

5) L'obiettivo di costruire un partito comunista
La quinta differenza, è che mentre noi vogliamo costruire un partito comunista, Ferrando si dà da fare per costruire un surrogato di partito in cui l'unione di forze, energie, intelligenze di lavoratori e giovani -"l'intellettuale collettivo" di gramsciana memoria- sia sostituito da un... intellettuale individuale. Datemi un partito e rovescerò il mondo, diceva Lenin. Ferrando preferisce pensare che lo storico problema della direzione rivoluzionaria delle lotte si risolva facendo leva sul suo solo ruolo (e sulle citazioni che Grisolia sapientemente trova sulle quarte di copertina dei libri di Trotsky).
PC Rol ha contrastato fin dal vecchio Progetto Comunista la spirale "liderismo-opportunismo": il leader che raggruppa opportunisti che non lo oscurano; gli opportunisti che sono sempre in cerca di un leader-guida che non li infastidisca con dei principi.
PC Rol impegnato in queste settimane in tante lotte e manifestazioni; Ferrando nel camerino di Matrix per il trucco prima della trasmissione, nella speranza che una volta spenti i riflettori, pur senza aver costruito un'organizzazione, resti qualcosa oltre alla cipria. PC Rol testardamente ferma al trotskiano detto per cui le "tre condizioni per la rivoluzione sono: il partito, il partito e ancora il partito"; Ferrando invece convinto che la condizione sia solo una: Ferrando (o al massimo due, se si vuole contare anche l'ineffabile Grisolia).

Ecco cinque differenze che segnaliamo a Stella. E' possibile che un pur brillante giornalista borghese, per quanto si sforzi -come richiesto dalla Settimana Enigmistica- di aguzzare la vista, non riesca a scorgerle. Eppure balzano all'occhio di ogni militante comunista che non voglia arrendersi né al governismo di alternanza di Rifondazione, né alla prospettiva avvilente di incensare una nuova Luminosa Guida. I comunisti non hanno bisogno né di Ferrando né di Bertinotti: hanno bisogno di un partito comunista.

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