Partito di Alternativa Comunista

Tutto il sostegno all'ascesa delle masse! Fuori Lukashenko!

Bielorussia

Tutto il sostegno all'ascesa delle masse!

Fuori Lukashenko!
 
 

 
 
 
 
 
 
Partito Operaio Internazionalista
(sezione russa della Lit-Quarta Internazionale)
 
 
 
Scriviamo questo articolo nel fervore dei primi eventi in Bielorussia, intorno alle «elezioni presidenziali». Senza la pretesa di un'analisi dettagliata di quanto sta accadendo in questo momento nel Paese confinante, vogliamo lasciare alcune prime impressioni e uno schema politico per una situazione che in questo momento è imprevedibile.
La Bielorussia è una semi-dittatura. Non c'è spazio per veri partiti di opposizione, sindacati liberi o stampa indipendente. Istituzioni come il parlamento o la giustizia sono solo di facciata. Il governatore del Paese per 26 anni è stato Lukashenko e il Kgb (sì, in Bielorussia il Kgb esiste ancora con lo stesso nome ancora oggi). Ai tre candidati che Lukashenko credeva rappresentassero dei rischi per la sua rielezione è stato impedito di partecipare alle elezioni: uno è stato imprigionato e due hanno dovuto lasciare il Paese. Le «elezioni» si sono svolte sotto il controllo totale della macchina di Lukashenko, senza possibilità di controllo indipendente, senza osservatori internazionali, come accadde addirittura due decenni fa. Nonostante tutta la repressione, le manifestazioni dell'opposizione hanno riunito decine di migliaia di partecipanti in diverse città. Era chiaro che qualcosa non andava. Quindi, i manifestanti contro Lukashenko hanno tutto il diritto di diffidare dei risultati elettorali ufficiali, che hanno dato l'80% dei voti a Lukashenko. Che significa l'80%, se il Paese è in rivolta contro Lukashenko? È chiaro che egli è il responsabile della totale mancanza di legittimità del processo elettorale.
La situazione in Bielorussia si inserisce in un contesto più ampio di instabilità e crisi. La Bielorussia non è un'isola. Subisce gli effetti della crisi globale e dell'epidemia di Covid-19. Ci sono licenziamenti, salari ridotti, mancanza di risorse (negate da Lukashenko) per combattere l'epidemia. La vodka e la sauna [1] non fermeranno il Coronavirus. Allo stesso tempo, c'è una giusta rivendicazione democratica delle masse popolari, stanche del monopolio del potere di Lukashenko e del Kgb 26 anni fa.
Questi due aspetti della lotta, quello democratico e quello sociale, si intersecano oggi con la più grande crisi politica che Lukashenko abbia vissuto.
La lotta per la democrazia in Bielorussia rappresenta l'inizio di una lotta più profonda, per la sua indipendenza nazionale. Lukashenko non può garantire una vera indipendenza del Paese, rimasto così quasi un'appendice della Russia. Le compagnie russe (in particolare le compagnie petrolifere e del gas) si comportano come i proprietari della Bielorussia, aumentando ogni anno il prezzo del carburante. Il più grande punto di appoggio di Lukashenko è il Kgb, con tutta la sua tradizione di reprimere qualsiasi dissenso e strettamente legato all'Fsb russo [2] sin dall'epoca sovietica. E il regime di Putin, senza alcun imbarazzo, acquista la lealtà di Lukashenko grazie ai super profitti di petrolio e gas, chiedendogli sempre più obbedienza.
Le manifestazioni (tutte pacifiche) sono iniziate il giorno delle elezioni, poi sono usciti i primi risultati preliminari ufficiali, che attribuivano a Lukashenko l’80% dei voti a favore. Ma Lukashenko e il Kgb non sopportavano le persone nelle strade che esprimevano la loro volontà. Nel corso di tre giorni, la sua polizia e le forze armate, in particolare le truppe d'assalto Omon, hanno agito con grande violenza per le strade delle città bielorusse. Settemila prigionieri, centinaia di feriti e due morti in quattro giorni di combattimenti. Lukashenko ha detto in TV che i manifestanti erano pecore manipolate, bestiame, un piccolo villaggio, non più di venti persone ... La società bielorussa, cullata da tre decenni di «ordine e tranquillità», non poteva più sopportarlo.
Il terzo giorno le donne erano già in prima linea, a difesa delle migliaia di prigionieri, contro la violenza verso i manifestanti.
Il giorno dopo, la classe operaia bielorussa è entrata a pieno regime: semplici lavoratori, uomini e donne, hanno interrotto il lavoro delle più grandi fabbriche del Paese, costringendo i burocrati locali ad ascoltarli. L'elenco è ampio e raggiunge tutte le principali città del Paese.
Nella capitale, Minsk, Maz (automobili), Mtz (trattori), Mez (apparecchiature elettriche), Mzkt (trattori e camion), Mzsh (ricambi auto per raccoglitori di grano), Mapid (edilizia civile), Milavitza (tessuti, biancheria intima), BelOmo (attrezzatura ottica), Mmz (motori). A Grodno, Grodno Azot (fertilizzanti), Grodnenskiy Myasokombinat (lavorazione di proteine animali), Busoulya (rivestimenti in pietra e cemento); a Soligorsk, Belaruskaliy (fertilizzanti). A Navapolatsk, Naftan (raffineria di petrolio), Polimir (industria chimica); a Jlobin, Bmz (metallurgia); a Bobruysk, Belshina (pneumatici); a Petrikaw, Petrikovski Gok (attrezzature per la lavorazione dei minerali); a Jodino, Kztsh (metallurgia, ricambi auto per veicoli pesanti); a Brest, Gefest (pavimenti in ceramica); a Baranovich, Atlant (elettrodomestici), fabbrica 558 (manutenzione aeromobili); a Jabinka, ZhSZ (zuccherificio); a Gomel, Gomselmash (macchine agricole). La lista supera già le cinquanta aziende in sciopero o in stato di sciopero.
I ferrotranvieri nella capitale Minsk hanno approvato lo status di sciopero, così come anche i [lavoratori, ndt] di una delle linee ferroviarie. Medici, donne, lavoratori, questa è la vera forza della rivoluzione bielorussa. Questi hanno dissipato il fumo del potere minaccioso di Lukashenko, costringendolo, nel quinto giorno di proteste, due giorni dopo l'inizio degli scioperi, a dire che «ascoltava i lavoratori» e a liberare migliaia di prigionieri, accolti con una festa di uscita dalle carceri.
Ora che la repressione non è bastata, ricorre alla menzogna, accusando le migliaia di manifestanti e scioperanti di essere burattini finanziati dall'estero «dai nemici», senza dare una sola prova di ciò. È la menzogna preferita di ogni dittatore minacciato dall'ascesa del proprio popolo.
L'ingresso in scena della classe operaia nel processo, con i propri metodi di lotta e di organizzazione, è un esempio per il mondo intero. Una grande lezione dalla rivoluzione bielorussa, soprattutto per coloro che credevano che la classe operaia non fosse più centrale nei processi di lotta sociale. Perché è l'unione dei lavoratori, con i suoi metodi di lotta, e degli oppressi in generale, che può porre fine al regime di Lukashenko. Quelle masse, che interrompono la produzione, scendono in piazza, anche quasi senza organizzazione, sono quelle che stanno cambiando il Paese. E non la cosiddetta opposizione «liberale».
La leadership liberale ha cercato di mantenere la protesta entro i limiti ristretti della legislazione di Lukashenko. La candidata dell'opposizione, Svetlana Tikhanosvskaya [3], ha condotto la sua intera campagna elettorale attorno a un unico punto: elezioni libere, rifiutandosi di brandire qualsiasi bandiera sociale. Inoltre, ha limitato la lotta per libere elezioni al processo elettorale, ripetendo in ogni occasione che non voleva una rivoluzione nel Paese. Dopo l'annuncio dei risultati ufficiali, Tikhanosvskaya si è affrettata a ringraziare la commissione elettorale che ha dato la vittoria a Lukashenko per «aver correttamente contato i voti». La prima notte, alla vigilia della repressione, ha detto che i manifestanti «erano già stati vittoriosi» a «sconfiggere la paura» e ha invitato tutti a tornare alle loro case. Quando migliaia di persone sono scese in piazza dopo l'annuncio della «vittoria» di Lukashenko, per protestare contro la frode elettorale, ha invitato tutti alla pace e a non provocare una «Maidan» [4] in Bielorussia. La notte dello stesso giorno, quando migliaia di manifestanti hanno affrontato eroicamente la dura repressione della polizia nelle strade, ha continuato a invitare i manifestanti a «essere pacifici». E continua tutt’ora senza indire uno sciopero generale in Bielorussia, l'unico modo per rovesciare Lukashenko costruendo la lotta dal basso.

Le proteste dimostrano che per garantire la vittoria, le masse popolari devono superare i limiti dei propri leader. Con mezze parole e mezze misure non sarà possibile sconfiggere Lukashenko. Così è stato in Ucraina, anche durante Maidan. Liberali di tutti i colori avevano raggiunto un accordo con Yanukovich, Stati Uniti, Unione Europea e Putin per mantenere Yanukovich al potere ancora per qualche mese, fino a quando non si sarebbero tenute le nuove elezioni, per cui le masse a Maidan, che non avevano intenzione di aspettare, hanno oltrepassato i loro capi (il simbolo di questo era il rimprovero a Klitschko [5] in piazza per la sua codardia). E oggi, la cosiddetta opposizione vuole evitare a tutti i costi una Maidan in Bielorussia. Sognano una transizione «pacifica e graduale» verso una democrazia borghese, senza rivoluzione, in modo che Lukashenko possa uscire «per sempre», nel modo più tranquillo possibile. L'opposizione, per la natura borghese della sua politica, ha molta paura di una rivoluzione, teme che gli operai e i semplici lavoratori, giovani e oppressi, possano con la loro forza e determinazione, strappare la leadership dalle loro mani.
Tutta la propaganda ufficiale in Bielorussia e in Russia cerca di ritrarre Maidan come qualcosa di negativo, che deve essere evitato. Anche la cosiddetta «opposizione». Niente di più falso. A Maidan vi è stata una rivoluzione popolare legittima, una rivolta contro il regime repressivo, reazionario, pro-Putin e corrotto di Yanukovich. La rivolta popolare di Maidan ha garantito libertà democratiche in Ucraina, minacciata dal candidato dittatore Yanukovich. Tutti i problemi successivi che l'Ucraina deve affrontare sono il risultato non di Maidan ma della guerra di Putin contro Maidan: con l'annessione della Crimea e dei mercenari russi nel Dombass [6]. L'ascesa di Maidan fu vittoriosa perché si pose fuori dal controllo dell'opposizione liberale, che aveva cercato a tutti i costi di mantenerla entro i ristretti limiti della legalità di Yanukovich. Furono le masse nelle strade a rifiutare l'accordo tra i liberali, l'Ue, gli Stati Uniti e Putin per mantenere Yanukovich al potere fino a nuove elezioni, e per questo lo rovesciarono.
Se i lavoratori insieme agli oppressi in Bielorussia hanno mostrato con la loro forza chi può effettivamente rovesciare Lukashenko e il suo intero regime, allora è chiaro come la luce del giorno che queste stesse forze devono anche guidare il Paese, e non un nuovo gruppo di politici di «opposizione» che parlano bene ma dicono solo bugie. Per questo, deve essere costruita un'organizzazione indipendente della classe operaia in modo che tutti i lavoratori bielorussi costruiscano la propria forza politica e non siano costretti a optare indefinitamente per i capitalisti di Lukashenko o per i capitalisti liberali. Serve una vera alternativa operaia, che metta l'economia del Paese al servizio degli interessi della maggioranza, garantendo a tutti occupazione e salari dignitosi (soprattutto durante l'epidemia); e che arresti le privatizzazioni! Interrompa il pagamento del debito estero all'Fmi, all'Ue e alla Russia, che insieme saccheggiano il Paese! Garantisca più soldi per la sanità pubblica, per l'istruzione, per le pensioni, per l'alloggio e per i servizi pubblici.
Solo la classe operaia alleata con gli oppressi può mettere il potenziale industriale e agricolo al servizio dell'innalzamento del tenore di vita delle grandi masse e dello sviluppo del Paese, e non al servizio del profitto degli oligarchi bielorussi e stranieri che difendono Lukashenko e che non avrebbero problemi a sostenere l'opposizione liberale se necessario.
E per imporre questo programma operaio, è necessario un partito operaio all'altezza. Questa è finora la più grande debolezza del processo in corso in Bielorussia. È il compito più urgente di ogni attivista coscienti in Bielorussia.
I lavoratori della Russia (così come ogni democratico onesto) hanno l'obbligo di sostenere con tutte le loro forze il processo in corso in Bielorussia contro Lukashenko. Prendere posizione contro le azioni aggressive della Russia nei confronti del Paese, contro la pressione permanente di Putin, contro il ricatto del gas, contro il tentativo di assorbire il Paese, contro il suo utilizzo come territorio di transito per i suoi mercenari. Il crollo del regime repressivo e corrotto di Lukashenko sarebbe un duro colpo contro il regime repressivo e corrotto di Putin, così come la caduta del regime repressivo e corrotto di Yanukovich. Se la caduta di quest'ultimo è stata la più grande sconfitta politica di Putin fino ad oggi, quella della sua controparte bielorussa potrebbe avere un effetto ancora maggiore. Mostrerebbe a tutti come il regime di Putin, invece di garantire «l'unità dello spazio post-sovietico», porta i popoli vicini ad allontanarsi sempre di più. Putin è lo spaventapasseri che, in nome degli interessi di una mezza dozzina di oligarchi, semina divisione e odio tra i popoli. Il regime di Putin ha nelle sue mani il sangue delle rivoluzioni siriana, ucraina, egiziana, libica, cecena… E c'è il rischio che la Bielorussia sia la prossima sulla lista. Rovesciare questo regime repressivo e odioso di Putin è un compito per tutti i popoli della regione. E la caduta di Lukashenko è un passo fondamentale lungo questo percorso.

Fuori Lukashenko!
Sciopero generale fino alla caduta del regime di Lukashenko / Kgb e Omon!
Scioglimento di Omon, abbasso la repressione!
Putin, stai lontano dalla Bielorussia!
Zhiv’e Belarus! (Lunga vita alla Bielorussia!)

Note
[1] Lukashenko occupa, insieme a Bolsonaro, Ortega e Trump, il gruppo di presidenti che ha negato l'esistenza dell'epidemia di coronavirus. Ha invitato le persone a continuare a lavorare senza mascherine. È stato l'unico Paese europeo che non ha interrotto il suo campionato di calcio. Lukashenko ha detto: «Quale virus? Qualcuno sta vedendo il virus? Non lo vedo», che ha riportato alla memoria il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto vicino al confine del Paese nel 1986, quando anche i burocrati del Partito Comunista dissero: «Non vedo nessuna radiazione. Qualcuno vede delle radiazioni? Non vedo niente». Lukashenko ha proposto vodka e sauna contro il coronavirus.
[2] Nome attuale del Kgb russo (polizia politica).
[3] Il candidato era il marito di Svetlana, imprigionato e a cui è stato impedito di candidarsi. Poi lei si è presentata come candidata, proponendo, in caso di vittoria delle elezioni, di rilasciare tutti i prigionieri politici e di indire immediatamente libere elezioni nel Paese. Si è rifiutato di partecipare a qualsiasi spettacolo televisivo. Ha detto che voleva liberare suo marito, libere elezioni e poi «tornare a cucinare per la sua famiglia» ...
[4] Piazza Maidan (Piazza Indipendenza) nel centro di Kiev, teatro delle manifestazioni che hanno rovesciato Yanukovich nel 2014. Il termine Maidan è diventato sinonimo di Rivoluzione ucraina, ed è fortemente stigmatizzato dai media e dai governi di Russia e Bielorussia.
[5] Ex pugile, all'epoca leader dell'opposizione, poi sindaco di Kiev.
[6] Regione dell'Ucraina orientale, ricca di carbone e industria pesante.

dal sito della Lit – Quarta Internazionale www.litci.org
[traduzione dallo spagnolo a cura di Diego Bossi]

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